

MC n. 7: qui comincia l'avventura…
Qualche decennio fa l'informatica era ben altra cosa rispetto a oggi. Solo chi l'ha 'vissuta' può rendersene ben conto.
Ogni volta che prendo un vecchio numero di MC, anche solo in versione digitalizzata disponibile su MC-online.it (ma il fascino cartaceo è sempre tutt'altra storia!), un brivido emotivo mi sale su per la schiena. Quarantatrè anni fa era in edicola il numero 7 di MC, del marzo 1982. Fascicolo al quale, come comprensibile, sono particolarmente legato. Per un piccolo, microscopico, insignificante, insulso, stupido motivo: lì compariva il mio primo articolo, L'Othello con il computer, scritto a quattro mani con Silvio Cavalcanti, che (diciaaamolo...) ha cambiato per sempre la mia vita. Ma non è affatto su quelle 5/6 pagine della rivista sulle quali voglio concentrare le attenzioni...
Sfogliando quelle pagine, dicevo, torna alla mente un periodo tecnologico che appare lontano anni luce da quello attuale. Eppure se sfogliassimo un numero di Quattroruote di quello stesso periodo, non noteremmo lo stesso divario oceanico da come eravamo allora e come siamo oggi... in auto! O, quantomeno, non avremmo l'impressione di sfogliare una rivista dei nostri bisnonni. L'informatica a quei tempi era davvero una cosa particolare: solo chi ha vissuto, da dentro, quel periodo può capire cosa intendo dire. Buona... rilettura!
Le news...
Notiziona d'apertura dell'omonima sezione di MC riguarda alcuni prodotti Commodore in arrivo (teoricamente) nei mesi successivi. Uno di questi, per la serie chi l'ha visto? era il fantomatico Ultimax, una sorta di Vic-20 a basso costo, con tastiera a membrana (stile Sinclair ZX-80/81), orientato particolarmente al gioco. Viene definito, infatti, un game computer low cost. Nella stessa news si vocifera anche di un (inesistente) Vic-40, con schermo - rullo di tamburi... - a 40 colonne invece di 22, e di un più credibile CBM 64 che ho la vaga sensazione - si fa per dire... - si tratti del futuro quanto fortunatissimo Commodore 64.
Non ci posso credere: nella stessa pagina, poco più sotto, c'è un trafiletto di Stampa estera nel quale il futuro Lisa viene citato come Apple IV. È indicato dalla rivista americana Mini-Micro Systems quale successore del poco fortunato Apple III che, per inciso, non era il successore del II: era una macchina (il III) orientata principalmente al gestionale, mentre il II veniva utilizzata maggiormente in ambito tecnico. Che le indiscrezioni riguardassero il futuro Lisa si evince da alcune caratteristiche rivelate in anteprima, tra cui il microprocessore Motorola 68000 e i 128 kbyte di memoria centrale RAM. Per quanto riguarda il citato sistema operativo Unix e l'hard disk incorporato... o si trattava di una previsione ad assai più lungo termine (credo che Unix si è visto sui Mac a colori di CINQUE anni dopo) oppure era una fantasia irrefrenabile dei colleghi americani. Chi può dirlo? :-)
Continuando a sfogliare, che dire allora del bellissimo - e ai più sconosciuto - AVAL AVC-777? Sono sicuro, anche io, di non averne mai visto uno in carne, ossa e... uovo, ma secondo quanto diceva MC a quei tempi, quando leggerete queste righe saranno già arrivati in Italia i primi esemplari, pronti per la distribuzione e, pensiamo, destinati ad andare letteralmente a ruba.
Mi fido!!! :-)))
Tornando seri (?), quest'antico gioiello poteva contare su un microscopico display alfanumerico e grafico, con (addirittura) possibilità di selezionare risoluzione e numero di caratteri visualizzabili, stampante termica e unità floppy disk da 250 kbyte incorporate, due interfacce seriali e una parallela, sistema operativo CP/M e microprocessore Z-80 a 8 bit. Inutile aggiungere, per concludere, che saranno disponibili numerosi linguaggi di programmazione (perché, non dimentichiamocelo, a quei tempi i programmi nella stragrande maggioranza dei casi te li dovevi scrivere da solo se volevi usare un computer!) così come alcuni accessori di rito: monitor e floppy disk esterni, ulteriori interfacce, borsa, ecc. ecc. Del resto i computer portatili ancora non erano stati inventati, a quei tempi se ti andava bene potevi chiamarli al più trasportabili, come in questo e in pochissimi altri casi visti in quegli anni.
Sempre sul numero 7 di MCmicrocomputer, e sempre per bocca delle riviste oltreoceano, si parla anche del futuro (per l'Italia) IBM Personal Computer, in vendita negli Stati Uniti già da qualche mese. A raccontarlo è forse la rivista di informatica più autorevole al mondo, ovvero l'altrettanto compianta BYTE, edita da McGraw-Hill. A leggere quelle righe c'è davvero da commuoversi per le caratteristiche tecniche enunciate per quella macchina. E fa strano pensare che tutti i PC di oggi, a decenni di distanza, portano nel loro DNA tracce di questo specifico computer. Commovente...
Apro e chiudo al volo una parentesi: volendo essere più precisini, nel cuore-cuore di ogni moderno PC - ma purtroppo la stessa cosa non vale per tutti i Mac - potremmo addirittura trovare tracce dell'Apple II, con la sua più che promettente architettura aperta, poi rinnegata dalla sua Casa madre stessa! Vabbè...
Dulcis in fundo, la sezione news si chiude con una pagina dedicata alla tavoletta grafica per Apple II, un kit proposto dalla redazione di MC per dotare il diffuso computer di una interfaccia grafica interattiva. Per chi si fosse sintonizzato nel mondo informatico solo molti anni più tardi, a quei tempi i PC non avevano ancora il mouse (bisognava attendere i futuri Lisa e Mac per vederlo proposto, commercialmente parlando) e la scarsa grafica dei computer si pilotava bit per bit a colpi di istruzioni PEEK e POKE sui singoli byte della memoria grafica. Dovevi disegnare un cerchio? Che problema c'era: scrivevi il programmino in grado di farlo - se eri bravo in linguaggio macchina! - e... ci riuscivi. Quindi, disporre di un accrocco in grado di farlo per te, semplicemente muovendo dei cursori su un piano... in qualche modo collegato allo schermo grafico... se non era fantascienza a quei tempi poco ci mancava!
Le prove...
La macchina di copertina del numero 7 di MC è giapponese. Questo è un dettaglio non del tutto secondario a quei tempi. All'epoca, infatti, quasi tutti i computer provenivano dagli Stati Uniti e quelli del Sol Levante erano davvero pochi. Uno di questi, fresco di commercializzazione, era lo Sharp PC-3201. Come tanti altri microcomputer dell'epoca aveva la tastiera incorporata nell'unità centrale.
Esternamente, poi, collegavamo un monitor (di solito monocromatico a fosfori verdi), un'unità floppy disk a uno o due drive, stampanti, plotter e, quando andava bene (per le nostre finanze), un fantascientifico hard disk da pochi megabyte di capacità. Se il computer era particolarmente futuribile, come nel caso in questione, poteva contare addirittura su due processori: uno centrale per l'elaborazione vera e propria dei programmi e dei dati, uno periferico per l'interfacciamento con il mondo esterno, tastiera compresa. Ah, però!!!
Il video, inteso come generazione dell'immagine da mandare sul monitor, veniva spesso gestita del processore centrale stesso (siamo anni luce lontani dai processori grafici) che, tra un'operazione e l'altra di sua competenza, si occupava anche di disegnare i caratteri - e, quando eravamo fortunati, i singoli pixel - visualizzati.
La seconda prova su strada riguarda un prodotto che ai giorni d'oggi ci farebbe certamente sorridere: era una ROM in grado di aggiungere funzionalità matematiche ad uno dei PC più diffusi a quei tempi, il Commodore PET 8032, il computer a forma di suora! :-)))
Era sufficiente inserire il chip in questione (quando si dice plug-in... :-) in un apposito alloggiamento previsto dal costruttore per questo scopo. Il modulo aggiungeva al malcapitato - ma dovremmo dire fortunato - PET numerose funzioni di trattamento e gestione matrici, cito testualmente, dalla semplice inizializzazione al non plus ultra, l'inversione.
Azz!
Era prodotta da un'azienda italiana, la padovana HSH, venduta a 400.000 lire + IVA, protetta dalle copie non autorizzate attraverso una chiave hardware da inserire lateralmente al PET. Anche all'ombra del Santo, nisciun'è fess!!!
Terza ed ultima prova pubblicata su MC n. 7 è quella del sistema Corvus (nient'altro, ma dovremmo dire nientepopodimeno, che un hard disk da ben 5 MB condivisibili tra più utenti) abbinato al linguaggio di programmazione Pascal. Quest'ultimo, per chi non lo sapesse, era un linguaggio di programmazione strutturato che, a differenza del BASIC (praticamente disponibile su tutti i computer) si rivolgeva agli utenti più smaliziati e soprattutto più esistenti/preparati.
Dal canto suo il Corvus Disk Drive, peraltro già provato sul primo numero di MC, cito testualmente: è un disco rigido da 5 pollici e un quarto, realizzato in tecnologia Winchester e in grado di memorizzare 5,7 milioni di caratteri, interfacciabile con la maggior parte dei microcomputer sul mercato. La sua caratteristica più interessante, prescindendo ovviamente dalle grandi capacità di memorizzazione e dalle elevate velocità di accesso (del resto tipiche di ogni dispositivo analogo), è quella di essere intelligente, ossia di avere un proprio microprocessore che si occupa di gestire autonomamente ogni funzione interna e di interfaccia, senza delegare questi compiti al processor del computer cui è collegato.
Anche questo commovente...
Othello, quasi sconosciuto...
Se in Italia i giochi da scacchiera più noti erano (da sempre, a quei tempi!) la Dama e gli Scacchi, all'estero andava molto di moda anche l'Othello. A differenza degli altri due, in questo gioco le pedine (da un lato bianche e dall'altro nero) passano da un giocatore all'altro dopo ogni presa. In pratica quando viene mangiata una o più pedine le stesse non sono tolte dalla scacchiera - come accade con la Dama e per i pezzi con gli Scacchi - ma semplicemente cambia colore (ruotandola) e quindi di proprietà. Il gioco va avanti fino a quando tutte le pedine (64) non sono state posate e chiaramente vince il concorrente che alla fine ha più pedine del proprio colore. Semplice, no?
Bene, su MC n. 7 viene spiegato, oltre al poco noto gioco, come realizzare un programma per giocare ad Othello con il computer o, per meglio dire, contro il computer. Sempre all'estero, per la precisione in Francia dalla rivista informatica L'Ordinateur individel veniva organizzato a quei tempi un campionato internazionale di Othello per computer, al quale partecipavano i programmi degli utenti che si scontravano in un torneo ad eliminazione. Compreso quello del prima citato Silvio Cavalcanti, da lui scritto e da me manovrato in quel torneo. Classificandosi primo ex aequo con buona pace dei cugini d'oltralpe, ai quali (quanto meno) è stato dato un po' di filo da torcere.
Che BEI ricordi... :-)